A cosa servono le piste ciclabili?
A parcheggire le auto, ovviamente

Pescara – Cosa succede quando i tifosi di una squadra di calcio si comportano, diciamo, male? Bè, la giustizia sportiva se la prende proprio con la squadra, con provvedimenti che vanno dalle squalifiche, alle partite a porte chiuse, a sanzioni economiche. Non è passato molto tempo da quando abbiamo consegnato la bandiera dei Comuni ciclabili nelle mani dell’Assessore alla mobilità, Luigi Albore Mascia. E’ vero, con solo due bike smile su 5, quindi con un bel po’ di lavoro ancora da fare. Ma la valutazione era ante Covid: nel frattempo il Comune di Pescara qualcosa in più in effetti l’ha fatta. In particolare ha portato avanti il progetto PESOS, per cui ha ritirato anche il premio Urban Award 2019, che fra bici in prestito e attività informativa, prevede la realizzazione di piste ciclabili, come quella del cd “quadrilatero”, di cui fanno parte il Ponte D’Annunzio e la rotatoria del Rampigna. Tutte colorate e quindi molto evidenti nei loro cromatismi e quindi molto chiare nelle loro funzioni.

Eppure molti automobilisti continuano ad avere una visione del passato, quando questi tracciati non esistevano e quindi per andare “un attimo” al bar, al tabacchino, in banca, al fruttivendolo, lasciano la macchina, attivando rigorosamente le 4 frecce, sulle nuove piste, costringendo i ciclisti a muoversi in mezzo alla strada! Così accade sul Ponte D’Annunzio, lato mare, come intensissimo è il parcheggio lungo la rotatoria del Rampigna, per il prelievo al bancomat e altro.

Tutti sono fermi sulle piste “un attimo”, e quindi i ciclisti per procedono sulla pista devo attendere gli attimi di tanti automobilisti! Se nell’attività di valutazione del grado di ciclabilità di un comune FIAB dovesse aggiungere anche il livello di rispetto da parte degli automobilisti degli spazi comuni come individuati dalla segnaletica verticale e orizzontale, quindi piste ciclabili ai ciclisti e non rinnovate aree parcheggio, viste le situazioni rilevate, forse potrebbero scattare anche penalizzazioni, per cui, per riprendere la metafora calcistica, non sarebbe la città a pagare, ma la squadra che la rappresenta, anche con una retrocessione.

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