La Ciclovia Adriatica entra in città:
servono piste ciclabili di nuova generazione

Abbiamo inviato la lettera che segue al Sindaco e all’Assessore alla Mobilità del Comune di Pescara.

Egregi, vi sarà giunta notizia della pubblicazione, da parte della Regione Marche, del bando di gara europea per l’affidamento dei ”servizi tecnici di architettura ed ingegneria per la progettazione di Fattibilità Tecnica ed Economica della Ciclovia turistica adriatica, che collega la Regione del Veneto con la Regione Puglia, attraverso un unico percorso che si estende dalla Provincia di Venezia alla Provincia di Foggia”. L’importo complessivo a base d’asta è di 922.399,72 € e le prestazioni oggetto dell’appalto dovranno essere eseguite nel termine di 180 giorni consecutivi dalla stipula del contratto.

La “Ciclovia Adriatica“, è una delle dieci ciclovie di cui si compone il Sistema Nazionale di Ciclovie Turistiche (SNCT), come individuato dalla L. 2/2018, e si snoda per 1.109 km attraversando 6 Regioni, 17 Province e 97 Comuni, passando da spiagge sabbiose a lagune e falesie sul mare, in un contesto ambientale e paesaggistico vario e significativo impatto turistico, ma anche fortemente antropizzato, a volte interessando più comuni tra loro uniti senza soluzioni di continuità.

Come recita l’art. 4 della L. 2/2018, la rete ciclabile nazionale denominata «Bicitalia» costituisce la rete infrastrutturale di livello nazionale integrata nel sistema della rete ciclabile transeuropea «EuroVelo». Le infrastrutture della Rete ciclabile nazionale, sottolinea l’articolo, costituiscono infrastrutture di interesse strategico nazionale.

Oltre a detto assunto, riteniamo debbano essere richiamati due criteri riportati nell’articolo dove si afferma che “la rete ciclabile è individuata nell’ambito del Piano Generale della Mobilità Ciclistica (in fase di redazione) sulla base dei seguenti criteri: (…)

h) collegamento ciclabile tra comuni limitrofi, attraversamento di ogni capoluogo regionale e penetrazione nelle principali città di interesse turistico-culturale con il raggiungimento dei rispettivi centri storici;

i) continuità e interconnessione con le reti ciclabili urbane, anche attraverso la realizzazione di aree pedonali e zone a traffico limitato, nonché attraverso l’adozione di provvedimenti di moderazione del traffico.

Quest’ultimo punto sembra particolarmente chiaro: la Ciclovia Adriatica di fa spazio nel contesto urbano, imponendo, dove necessario, anche misure di “moderazione del traffico”.

Il Comune di Pescara, quindi, nell’ambito della definizione, come da bando, dei “servizi tecnici di architettura ed ingegneria per la progettazione di Fattibilità Tecnica ed Economica della Ciclovia”, deve a nostro avviso far sentire la propria voce, ovvero predisporre quanto necessario perché la città sia in grado di accogliere l’infrastruttura.

È vero, il territorio comunale è già attraversato dalla Bike to Coast; ma noi riteniamo che questo tracciato, sul lungomare per capirci, non sia all’altezza né delle prestazioni annunciate (in termini di offerta) né richieste (in termini di domanda), e la saturazione estiva ne è una significativa testimonianza.

A tal proposito riportiamo a seguire alcune parti salienti della “Direttiva Ministeriale protocollo 375 del 20/07/2017” del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) concernente l’individuazione del Sistema nazionale di ciclovie turistiche nonché requisiti di pianificazione e standard tecnici di progettazione, omogenei in tutto il territorio nazionale, che le ciclovie turistiche devono possedere per essere inserite nel Sistema nazionale delle ciclovie turistiche.

La ciclovia turistica deve essere progettata, realizzata e gestita con l’obiettivo che la circolazione dei ciclisti avvenga in un contesto sicuro e piacevole, quindi protetto dai diversi tipi di rischi, non solo quelli più frequenti e comuni nelle tipologie dei sedimi utilizzati per infrastrutture ma anche più in particolare in relazione agli specifici contesti attraversati. Nei casi in cui la ciclovia sia prevista in sede propria, queste le caratteristiche geometriche da adottare:

  • livello minimo: deve essere garantito che l’intera ciclovia e l’intersezione con la viabilità siano realizzate nel rispetto del Regolamento Ministeriale n. 557/99;
  • livello medio: deve essere garantita una larghezza minima di 2 m per le ciclovie mono direzionali e di 3 m per le ciclovie bidirezionali;
  • livello ottimo: nei tratti in sede propria deve essere garantita la larghezza massima di 2,50 mt mono direzionale e 3,50 mt bidirezionale.

In particolare, sottolinea la Direttiva, in corrispondenza degli attraversamenti urbani la ciclovia deve possedere standard tecnici almeno di livello buono (cioè 2 mt monodirezionale, e 3 m bidirezionale). Al testo richiamato si rimanda per maggiori dettagli.

Poiché le ragioni di una maggiore sezione dei tracciati sono da ricondursi ad una loro più alta frequenza di utilizzo, avvenendo questo in città in misura ancor più significativa e ovvia dei tracciati extraurbani, se ne deduce che fin d’ora si dovrebbe porre l’attenzione a dove far transitare il tracciato ciclouristico. Vista la coincidenza dell’asse cicloviario costiero lungomare con Bike to Coast, è a nostro avviso ipotizzabile, se non un ampliamento di questo, una variante al segmento regionale richiamato, in sovrapposizione al tracciato della Strada Parco e a seguire fino alla zona sud della città in concomitanza con un asse dedicato, di idonea sezione, richiamato nel PGTU come “Leggero Passante”.

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