La pista ciclabile in Via L. Muzii

Quello che segue è il nostro comunicato stampa diffuso alla vigilia dell’apertura dei lavori di realizzazione della pista ciclabile in via L. Muzii. Noi la pensiamo così.

Quei 230 metri che renderanno liberi e sicuri anche i bambini

Una grande opportunità per il commercio locale e per la sicurezza dei cittadini.

La nuova mobilità sulle due ruote sta prendendo sempre più spazio in ogni angolo del mondo con benefici economici evidenti, ma, stranamente, dalle nostre parti, continua a suscitare polemiche pretestuose. Vengono (giustamente) criticate le piste ciclabili interrotte, la mancanza di collegamento e la scarsa penetrabilità dei percorsi ciclabili… Eppure, quando ci si avvia a risolvere uno dei tanti problemi derivanti dalla mancanza di continuità, una parte della città si ribella. Meglio dire: una parte di cittadini e commercianti che vivono sulla strada in cui è prevista la pista ciclabile.
Il motivo è sempre lo stesso: si eliminano dei posti auto.
Nel caso di via Leopoldo Muzii, dove a distanza di oltre un anno dall’annuncio finalmente si avviano i lavori per la infrastruttura ciclabile, i posti auto “sacrificati” sono 15, che arrivano a 30 se si contano anche quelli ”abusivi”. E libererebbero uno spazio che tornerebbe ad essere di tutti e non solo dei proprietari delle auto in sosta perenne.
Liberare lo spazio. E’ anche questo l’obiettivo di una città più ciclabile, e, conseguentemente, più ordinata, meno inquinata, più sicura. 
Per quindici e poco più posti auto, invece, si vuole impedire la realizzazione di una pista che collega la strada parco a via Regina Margherita, cioè Montesilvano e Pescaranord al centro, fino al cuore di Pescara. 
Pescarabici Fiab non solo trova anacronistica e grottesca la motivazione dei residenti e dei commercianti, ma si pone un interrogativo più generale. Come può l’egoismo di alcuni mettere a rischio la scurezza di tanti? Come si può impedire ai ragazzi che vanno a scuola alla Mazzini di farlo in sicurezza, evitando rischiosi contromano o fastidiose invasioni sui marciapiedi, a scapito dei pedoni e della loro stessa incolumità? Alcuni personaggi politici hanno definito l’opera inutile (forse loro non vanno in bicicletta e dunque per loro è “inutile”) costosa (costa quanto 10 metri di strada normale) e …dannosa!!!!….
Dannoso sarebbe non farla, perché questo è un tassello indispensabile di un sistema che, seppure lentamente, comincia a prendere corpo. Quel breve tassello sarà cruciale per ridurre il fabbisogno di posti auto, perché più cittadini saranno liberi di scegliere la bicicletta per spostarsi in città. E in centro arriveranno MENO AUTO e PIU’ PERSONE.
Pescara merita molto di più in tema di ciclabilità. Al contrario di quello che pensano alcuni consiglieri comunali che ritengono di curare gli interessi degli abitanti e dei commercianti della strada in questione, i cittadini sono pronti al cambiamento. Ogni giorno migliaia di pescaresi vanno a lavorare in bicicletta. Sulla strada parco, al mattino presto di un giorno di settembre ne abbiamo contati circa 600 in due ore. 600 bici in due ore sono come minimo 400 auto in meno (e quindi meno CO2 e polveri sottili nell’aria) che vengono da nord verso sud ogni giorno, in quelle due ore. E potranno molte di più, se diamo ai ciclisti urbani la possibilità di superare gli ostacoli e le barriere imposti dalle migliaia di auto parcheggiate ai bordi delle strade. La sicurezza dei ciclisti e dei pedoni non è in capo ai ciclisti, ma alle migliaia di macchine ferme lungo le strade. Bisogna farsene una ragione: c’è bisogno di una nuova narrazione. Una narrazione che a Pescara ha un suo nuovo, piccolo ma significativo capitolo. 

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