Le strade del non ritorno

PESCARA – Una nostra recente riflessione (cfr www.pescarabici.org/la-bici-nel-palazzo/), a 100 giorni dall’insediamento della nuova giunta, si concludeva così: “I 10 punti irrinunciabili sottoscritti dalla nuova Amministrazione rappresentano per noi il metro di misura e il terreno di confronto sulla politica prossima e futura della mobilità urbana comunale, soprattutto perché condivisi nel programma di mandato della stessa. Portare in 5 anni la componente modale del traffico sostenibile a valori del 50%, di cui il 25% ciclistico e il resto legato a TPL costituisce a nostro avviso lo snodo strategico del decalogo, a cui conformare le scelte future di politica della mobilità. Mettere in campo tutte le misure in grado di sostenere questo processo è basilare, ma ciò deve avvenire all’interno di un piano ovvero di linee programmatiche propedeutiche agli interventi, soprattutto quelli di grande respiro. Su questo ci aspettiamo che l’Amministrazione intraprenda quanto prima azioni chiare ed efficaci (…)”. Questo scrivevamo. E confermiamo.

Che i commercianti di C.so V. Emanuele (e i residenti?) chiedano che questa tratto di via resti solo pedonale, o che al limite passino solo autobus, non può che farci piacere (rientra negli auspici dei dieci punti). Che lo chiedano perché questo fa bene all’attività commerciale è legittimo. Magari, e sicuramente, farà anche bene alla qualità dell’aria di quella zona, con minor inquinamento atmosferico e acustico, e forse, anzi di nuovo sicuramente, consentirà una migliore qualità percepita dell’ambiente urbano, cosa che garantisce anche una maggiore socializzazione. Non possiamo che condividere.

L’amministrazione, dal canto suo, si ritrova a dover gestire incombenze ereditate di organizzazione della città che ora hanno carattere di contingenza e di urgenza, ma non programmate né pianificate, essendosi da poco insediata.Questioni non da poco.

Ricapitolando: ora è il turno di Corso V. Emanuele; prima lo era, e lo è ancora, della Strada Parco, una volta, tanto tempo fa, di C.so Umberto, poi di Via Trento, di Via Roma, di Via Piave, di Via Firenze e Via Cesare Battisti. Insomma, di questo passo la città del futuro la si pianifica un pezzo alla volta, una via alla volta, quando ci sono le risorse, quando c’è la voglia, senza sapere quale città si sta progettando: questo, ancorché fattibile, non è certo auspicabile in presenza di un organismo di governo e di pianificazione.

Come non è “sostenibile”, né salutare, che una città pulita dai suoi rifiuti abbia alle spalle, metaforicamente parlando, una discarica o un inceneritore (si sposta solo il problema dell’uso delle risorse), altrettanto vale per una via pedonalizzata che non può portarsi dietro (e qui meno metaforicamente) un groviglio di vie su cui scaricare “gli avanzi di traffico”, nella formula di una fitta convergenza di singole arterie (senza una logica funzionale, se non quella obbligata e salvifica del codice della strada), su cui gli utenti, più o meno deboli, sono convogliati lasciando a loro, specialmente se in bici, la vitale incombenza dell’attraversamento.

Alla stregua di una sana politica di gestione dei rifiuti, che ne deve prevedere prima la prevenzione e la riduzione, poi il riuso, il recupero e il riciclo, che si basi cioè sul ciclo di conservazione della materia, una sana politica della mobilità dovrebbe prevedere misure di prevenzione del traffico, con la riduzione di quello automobilistico, poco adatto al contesto urbano, a favore del trasporto pubblico locale (TPL) e ciclistico, perché questo significa migliorare la qualità dell’aria, dell’ambiente, degli spazi di socializzazione e di commercio, della vita, insomma. Che prevalgano le logiche della prevenzione e della sostituzione, non dello spostamento!

A monte del “tronco di strada”, come definito nei documenti comunali (e tale è), di C.so V. Emanuele c’è il “moncone” della Strada parco, che “pedonalisticamente” parlando finisce nel nulla. A valle c’è, ci sarà Piazza Unione, che sta già facendo e farà discutere, molto. Ma in mezzo c’è il resto di C.so V. Emanuele, c’è Via Marconi, di qua c’è Via N. Fabrizi, di là c’è la Tiburtina, di lato via Ferrari, il lungomare … Insomma, dove vogliamo andare, come diceva qualcuno, per andare dove dobbiamo andare? Già, dove?

Ecco, per una città amministrata questo deve essere non solo detto, ma scritto da qualche parte, in un piano, ad esempio, condiviso, partecipato dalla cittadinanza, per l’intero territorio comunale. Di questo vorremmo discutere, possibilmente insieme, e subito o almeno quanto prima.

Noi abbiamo delle richieste (i 10 punti irrinunciabili, sottoscritti!), abbiamo delle ragioni da far valere e dei suggerimenti. Non abbiamo ricette progettuali, che lasciamo ad altri più professionalmente capaci e competenti, ma abbiamo l’esperienza di cittadini, nella fattispecie di quelli con le due ruote a pedali, che possiamo mettere a disposizione per prendere le giuste strade del non ritorno. Vi lasciamo immaginare a cosa.

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