Mobilità ciclistica:
un passo avanti e due indietro?

Sindaci e assessori di:
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Da casa al lavoro in bici: da casa al mare in auto. Non va bene!
Come associazione registriamo quello che accade. E quando c’è da apprezzare, lo facciamo. Ma non possiamo non sottolineare invece cose che non vanno e che stridono in coerenza con scelte più illuminate.
Bene pertanto l’iniziativa messa in campo dal Comune di Pescara con il progetto PESOS, Pescara sostenibile, vincitrice tra l’altro del premio Urban Award 2019, tanto da meritare una pagina del Sole 24 Ore con l’appellativo, molto impegnativo, di “città più green d’Italia”. Bene anche l’apertura prossima della prima ciclostazione cittadina presso la Stazione di Porta Nuova.
Bene anche il dichiarato intento dell’Amministrazione comunale di Montesilvano di voler riservare grande attenzione alla mobilità ciclistica, partendo con l’ampliamento da 2,50 a 3 metri, seppur nella chiacchierata e contestata zona Jova Beach, della pista ciclabile lungo mare per conservare la linearità del tracciato Bike to coast – Ciclovia Adriatica. Bene anche il fatto che il Comune di Montesilvano si sia già dotato di un Biciplan (Pescara si appresta a redigerlo).
Bene anche le annunciate implementazioni del sistema cicloviario urbano, ancora non in grado di rispondere ad una domanda di mobilità ciclistica che sta crescendo quotidianamente.
Entrambi i Comuni, nel 2019 sono entrati nel club dei “Comuni ciclabili”, la piattaforma FIAB di valutazione del grado di mobilità sostenibile, ottenendo 2 “bike smile” su 5. Per cui la strada da fare è molta. Ma bisogna percorrerla in avanti, non all’indietro.
Ecco, trasformare la strada parco in parcheggio, con tutto quello che sappiamo del suo ultra decennale uso attivo da parte delle utenze deboli e vulnerabili, significa fare passi indietro minando la propria credibilità. Non si tratta semplicemente di consentire di parcheggiare (a pagamento e più gravemente gratis): significa lanciare un messaggio opposto a quello per cui si ricevono premi e si scalano classifiche virtuose.
Mentre da casa a lavoro si chiede che i lavoratori si spostino in modalità sostenibile, da casa al mare se ne agevola la trasferta in macchina, aprendo parcheggi dedicati  x andando addirittura ad invadere zone pedonali, come la strada parco. La gratuità del parcheggio  nel tratto di Montesilvano costituisce in più concorrenza tanto aggressiva che le altre modalità di trasporto vengono ovviamente accantonate.
La necessità del distanziamento “sociale” (che poi sarebbe più banalmente “fisico”), raccomandato in ogni dove, finanche sulle spiagge, dovrebbe suggerire di evitare assembramenti che, per la restrizione degli spazi, verrebbero a determinarsi lungo il tracciato pedonale. Ma fa ancora peggio il messaggio che agevola il mezzo motorizzato privato: questo, prima e dopo il parcheggio con cui occuperà spazio pubblico togliendolo ad altri, non farà altro che, bruciando combustibili fossili, produrre CO2, immettere inquinanti in atmosfera e invadere le vie cittadine, su cui vorremmo ben altre destinazioni d’uso.

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