Park-eggio centrale: chiamiamolo con il suo nome!

Il nostro comunicato stampa: Pescarabici Fiab boccia il progetto di fare della ex area di risulta un’area parcheggio gestita da privati.

“La nostra posizione sull’idea di progetto di riqualificazione dell’area di risulta è assolutamente critica. Noi pensiamo che quello spazio non debba essere di “riqualificazione” di un parcheggio, ma di riqualificazione di uno spazio pubblico urbano, e data la sua posizione strategica, di riqualificazione di un’intera città e della qualità della vita dei suoi abitanti”
Così l’associazione Pescarabici, con le parole della sua Presidente, boccia senza appello il progetto presentato dal Comune per il recupero dell’area, che, “con il passare dei giorni sta diventando sempre più chiaro e – a suo dire – inammissibile”.
“Un’opera così strategica non può essere legata a scelte economiche che ipotecano lo spazio per 20 anni. Spazio che viene destinato, per quando riguarda la capacità di generare reddito, principalmente a parcheggi auto. Il nuovo progetto di sistemazione delle aree di risulta della stazione ferroviaria prevede infatti due torri e altri spazi parcheggi di prossimità per circa 3.000 “posti auto”.
“Addirittura ci sono associazioni di categoria che ne chiedono di più: perché solo 3.000, quando possiamo arrivare anche a 4.000 e 5.000…? Parcheggi che saranno gestiti da parte di chi si aggiudicherà il contratto di project financing per realizzare il parco centrale nel suo complesso…. Ma quanti spazi sosta serviranno per la Pescara del 2040? E per quali mezzi? Auto, bici, pullmini elettrici … ?”
“E poi – continua Laura Di Russo – perché nel progetto non è prevista una bici stazione seria, al pari delle grande città europee? Perché le persone che arrivano in treno per lavorare a Pescara non possono contare su una bici da lasciare in un posto sicuro e sorvegliato, al pari delle città civili? Al di là degli spazi lasciati a posti auto e bici – continua – assolutamente sbilanciati a favore delle auto (in presenza di una legge regionale che obbliga a fare un certo numero di posti bici, pari al 10 degli spazi occupati dalle auto) è sul futuro di questo spazio che si dovrebbe ragionare. Noi vorremmo che fosse un’area di vero parco urbano, che non abbia lo scopo di essere lo snodo del traffico e dei parcheggi di tutta la città, ma un’oasi di verde urbano nel centro cittadino, come Central park a New York, Millennium Park a Chicago, ma anche il parco Nord di Milano, il parco Petrarca di Bolzano e via dicendo.
Perché non possiamo ragionare con un’altra prospettiva e un’altra idea di città? Eppure dagli incontri a cui abbiamo partecipato in qualità di stakeholders per la redazione del PGTU sono emerse chiare indicazioni circa gli scenari futuri per questa città: più trasporto pubblico, più piste ciclabili, meno parcheggi, ovviamente. Ed eventualmente in periferia, di scambio, non in centro. Ed anche le linee guida del PUMS auspicano lo stesso scenario: riduzione della componente del traffico veicolare al 50%, e quindi anche i parcheggi, e incremento di bus e bici.
Non vogliamo più essere prigionieri di città occupate dai mezzi a motori, quasi tutti privati, visti come gli alleati di un commercio che subisce gli effetti di una crisi di un sistema in cui la prossimità del parcheggio non può risolvere il problema, mentre è sul piano della vivibilità, della bellezza e del miglioramento della qualità della vita (e dell’aria) che si gioca il futuro delle città. Noi crediamo se ne debba parlare, ora, per evitare di congelare il futuro prossimo ad un presenta che sta diventando velocemente passato remoto”.

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