Via della Pineta ciclabile:
cosa fare ora?

Abbiamo scritto a quanti in indirizzo la nota che segue: Sig. Sindaco, Assessore mobilità, Dirigente Settore Lavori Pubblici, Dirigente Settore Mobilità, Commissioni consiliari, Gruppi consiliari.

La Commissione Comunale Mobilità e Sicurezza, tramite il suo Presidente Armando Foschi, già nel 2019 affermava che il progetto della pista ciclabile di via della Pineta era sbagliato perché faceva venir meno 45 posti auto, vitali per l’economia della zona (ma chiunque, anche oggi, può verificare che i posti auto in effetti erano e sono appena 27).

Il 27 gennaio scorso la notizia della imminente ripresa dei lavori con le “correzioni” per cui l’Arch. Germano, progettista dell’opera, individua gli accorgimenti tecnici si suppone approvati dalla struttura comunale di riferimento: “Sarà possibile realizzare la pista in mezzo alla strada, quindi in sede promiscua, con un doppio senso di marcia, senza alcuna difficoltà, come consentito anche dal Codice della Strada” dice il comunicato stampa del Comune di Pescara (come rileviamo dagli organi di informazione locale).

Ad oggi, a lavori non ultimati, le corsie ciclabili appaiono coincidenti e sovrapponibili alle corsie carrabili con una promiscuità senza precedenti: non abbiamo capito a quale tipo di infrastruttura, coerente con la normativa vigente, l’opera possa fare riferimento.

Ne abbiamo intercettata una possibile, che riportiamo.Il 15 settembre scorso è entrata in vigore la legge di conversione del “Decreto Semplificazioni” del 16 luglio 2020 recante “Misure urgenti per la semplificazione e l’innovazione digitale”. La “strada urbana ciclabile”, insieme al doppio senso ciclabile, alla corsia bus + bici e alle zone scolastiche (poi si sono aggiunte anche le case avanzate), è una delle nuove infrastrutture previste, così descritta: “Strada urbana a unica carreggiata, con banchine pavimentate e marciapiedi, con limite di velocità non superiore a 30 km/h, definita da apposita segnaletica verticale e orizzontale, con priorità per i velocipedi.

Il progettista, l’ufficio preposto e non sappiamo chi altri, avranno inteso fare questo? Oppure si tratta dell’ennesima cantonata presa dagli organismi comunali competenti in materia (di cui ci piacerebbe conoscere il ruolo nella catena di comando) viste le ultime realizzazioni e quelle da venire, che appaiono  senza una evidente politica pianificatoria logica di riferimento?
Cosa fare ora su via della Pineta?

  1. cancellare i cromatismi e quindi la pista ciclabile?
  2. restringere la carreggiata per favorire la diminuzione della velocità dei veicoli a motore?
  3. istituire una “strada urbana ciclabile”, come da Decreto Semplificazioni del 16/07/2020?
  4. inserire segnaletica verticale e orizzontale adeguata con pittogrammi di bici e auto disegnati sull’asfalto e limiti di velocità di 30 km/h?

Fra le stranezze ciclabili più recenti vogliamo rimarcare:

  • la corsia ciclabile inserita diagonalmente all’interno delle Piazze V. Colonna e E.  Berlinguer, antistante la Stazione di Pescara Porta Nuova, e la continuazione sul marciapiede in via Arnaldo Da Brescia, addirittura in area condominiale e antistante l’ingresso di un supermercato (vietato dal regolamento 557/99, norma vigente in materia);
  • via Pepe, dove la corsia è stata realizzata nell’ottica di ciclisti vacanzieri, che vanno a zonzo per la città zigzagando lungo i diversi tracciati, pensati più con l’ottica dello svago che non del trasporto (zona ingresso stadio, tra i pini e non più proficuamente dal lato commerciale della strada);
  • Piazza Garibaldi dove la corsia si inerpica lungo il marciapiede e si interrompe all’ingresso della piazza;
  • via Magellano, dove la corsia è stata realizzata completamente sul marciapiede.

E così tante altre che si staranno  realizzando senza alcun piano e di cui ad oggi non conosciamo i dettagli. Basta con le piste sui marciapiedi che, per propria denominazione, sono ad uso dei…piedi! Diamo atto all’Assessore Luigi Albore Mascia di aver istituito  un buon rapporto con noi. Ma, se vi sono problemi di capacità (o manifesta incapacità?) degli uffici tecnici preposti ad operare professionalmente sul fronte delle proposte progettuali e delle opere, chiediamo di interrompere i lavori in corso e aprire un chiaro confronto con noi sulle strategie e sulle opportunità attivando tavoli specifici.

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