Via Marconi, una delle scelte consequenziali al PUMS e al PGTU

Pescara – Ci sono scelte che sono parte di un processo di pianificazione, quasi sempre di non facile e immediata comprensione. Proprio per questo motivo ci sono i processi partecipati, che tra l’altro sono in corso di svolgimento proprio in questo periodo all’interno del Comune, per le redazione del PGTU e prossimamente del PUMS, il piano urbano della mobilità sostenibile. Processi a cui l’amministrazione ha chiamato a “partecipare” cittadini, rappresentanti di categoria, stakeholders e  tutti coloro in qualche modo interessati a dare il proprio contributo. Noi come Fiab stiamo cercando di partecipare al processo e di essere presenti per dare il nostro contributo.Ebbene, dalle analisi propedeutiche alla redazione dei documenti richiamati, PGTU e PUMS, emerge un quadro funzionale e “ambientale“ (i superamenti continui dei limiti di concentrazione degli inquinanti in atmosfera lo impongono) assolutamente preoccupante, riconducibile in modo chiaro e evidente alla presenza e all’uso massiccio dell’automobile, sia che essa si muova che, come nella maggior parte dei casi, sia ferma, parcheggiata. A ciò si aggiunge la bassa efficienza del servizio di trasporto pubblico locale e la scarsa diffusione di piste ciclabili (o infrastrutture ciclo viarie, come correttamente si dovrebbe dire). La prospettiva, ormai definita in più di un documento programmatico predisposto dall’amministrazione comunale, è quella di una significativa riduzione della componente modale motorizzata del traffico (auto), fino ad arrivare al 50%, a favore del trasporto pubblico e della bicicletta.  Tradotto, si tratta di spostare persone dall’automobile verso altre modalità di trasporto. Obiettivi contenuti nel PUMS, approvato in Consiglio Comunale da tutta la maggioranza, e linee strategiche del PGTU, in fase di ultimazione.Sui documenti richiamati, approvati e concordati,l’amministrazione ha avviato un percorso progettuale specifico e sta realizzando opere. E come si possono raggiungere quegli obiettivi senza modificate le infrastrutture e gli spazi, nonché i comportamenti? La sorte dell’automobile, per come la conosciamo oggi, è segnata: avrà un motore elettrico e, soprattutto, sarà sempre quantitativamente meno diffusa, perché non sarà più privata ma principalmente condivisa. Per questo domani ci saranno sempre più auto in circolazione e saranno sempre meno quelle ferme. Come anche aumenterà il trasporto pubblico di massa, la presenza di biciclette, il bike sharing  e in generale la mobilità condivisa.Perché fermarsi a criticare via Marconi, estrapolando la soluzione da un contesto progettuale più ampio, adducendo motivazioni di contrarietà che ormai appartengono al passato e che in futuro forse non saranno neanche comprensibili?Ci viene il sospetto che la “bocciatura” del nuovo progetto del viale sia dovuta al fatto che risulterebbe oltremodo difficoltoso, se non impossibile, il parcheggio in doppia fila. E questo è un segnale gravissimo.Tra l’altro, aggiungiamo noi, la mobilità non si fa solamente con le infrastrutture ma anche cambiando le abitudini, cioè i comportamenti individuali, soprattutto di coloro che si muovono in modo sistematico per andare a scuola e al lavoro. Occorrono quindi piani di spostamento studiati e approfonditi, come si fa in altre città europee e italiane del nord. Se questo avvenisse, diventerebbe subito evidente la necessità di rivedere la mobilità a favore di un nuovo modello che privilegi altri mezzi di trasporto. Quando si prenderà coscienza di tutto ciò, la scelta di realizzare in modo diffuso sensi unici e corsie riservate ad autobus e biciclette diventerà un’ opzione scontata e ovvia, e non staremmo qui a discuterne. Occorre però spogliarsi del ruolo di difensore di alcune categorie che chiedono di lasciare lo status quo, e fare un salto culturale che, siamo sicuri, sarà  approvato e apprezzato dai cittadini che avranno modo di sperimentare una città più vivibile per tutti. Il futuro è adesso.

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