venerdì, Dicembre 9, 2022
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La rete ciclabile cittadina: per adesso più … buche che connessioni

PESCARA – Non possiamo che condividere il lavoro che sta svolgendo la Provincia di Pescara, congiuntamente al Comune, di completamento e di messa in sicurezza del tratto di pista ciclabile che si snoda, per adesso ancora con sofferenza, dalla Madonnina fino all’altezza della Fater. Un progetto che ha visto il suo start-up lo scorso anno grazie al contributo corposo di questa Azienda e adesso l’intervento di ultimazione, con il rifacimento di alcuni tratti, con un rinnovato finanziamento provinciale. Nel fare la somma rispetto alle cifre comunicate siamo intorno agli 800.000,00 € (300.000,00 prima + 500.000,00 adesso). Ma apprezziamo anche il lavoro del Comune che qualche settimana fa ha prolungato, sul marciapiede fino al confine (quasi) con Montesilvano, la pista ciclabile in sede riservata che corre da Piazza Primo Maggio alla Rotonda Paolucci. A questo punto, occorrerebbe regolarizzare e mettere in sicurezza anche il tratto da Piazza I Maggio alla Madonnina, dove sul marciapiede est una sezione del marciapiede è di fatto utilizzato regolarmente da chi si sposta in bicicletta. In tal modo, almeno la riviera nord, seppur in maniera disomogenea sarebbe interamente ciclabile.

Tuttavia, i nostri apprezzamenti finiscono laddove constatiamo che il recente entusiasmo proclamato dall’Amministrazione di Pescara si scontra con la reale situazione della pista ciclabile di competenza della Provincia, delle piste comunali, nonché con l’assenza di una visione strategica e organica dello sviluppo della mobilità sostenibile, ed in particolare ciclistica.

Partiamo dalla pista provinciale. I lavori in corso consistono, ci pare, nella sostituzione della pavimentazione sul ex ponte della ferrovia (da tavolame legnoso a cemento), dalla posa in opera di asfalto nel tratto dal Ponte delle Libertà alla parte retrostante il cementificio, ad interventi meno noti di risoluzione di varie criticità. Forse non abbiamo tutte le informazioni utili, sintomo che la trasparenza e il dialogo su queste iniziative è ancora debole, ma i frequentatori abituali di questi tracciati si chiedono se verranno invece risolti tutti i problemi inerenti: lo stato della pavimentazione dei tratti lungo gli argini, praticamente sterrati di campagna; lo stato della pavimentazione nei tratti realizzati con tavolame legnoso, disconnesso; la pulizia dei bordi strada, con massiccia invasione della vegetazione nelle belle stagioni; l’abbandono di rifiuti lungo i bordi in più tratti, ma anche sui tracciati: la pulizia della pavimentazione, cosparsa di vetri ed altri materiali (anche siringhe); lo stato dell’illuminazione, specie nella stagione più fredda, inesistente in quasi tutti i tratti; gli ingressi e le uscite nonché gli attraversamenti, ad altissimo rischio di incidenti; lo stato della segnaletica orizzontale e verticale, abbandonata a se. In soldoni, al di là degli interventi in corso, abbiamo la netta sensazione, per l’esperienza vissuta e maturata, che mancherà la manutenzione. Ci piacerebbe essere smentiti con i fatti, non con i proclami.

Veniamo alle piste comunali. In particolare alla nuova pista ciclabile sul lungomare nord, che si estende fino alle porte di Montesivano. Non possiamo che constatare che anche questa è stata fatta sul marciapiede (sebbene da un recente articolo sembra che in futuro dovrà essere sostituita dal proseguimento della pista della Riviera Young in sede protetta, discutibile per la sua sinuosità). Come quella lungo via D’Annunzio, quella lungo Via De Gasperi, quella lungo Viale Pindaro, quella, invisibile, lungo il Pendolo. Cioè lo spazio ciclabile che dovrebbe costituire una alternativa a quello carrabile dei mezzi a motore, toglie lo spazio ai pedoni. Provate a girare su queste piste: vi accorgerete quante volte bisogna fermarsi e ripartire per evitare inevitabili invasioni. Se poi vogliamo fare un cenno alla manutenzione, fatevi un giro sul tratto ciclabile lungo Via Villa Sabucchi, ma a digiuno, e poi fateci sapere.

Teniamo per ultima una riflessione sulla disomogeneità realizzativa delle opere: non ci vuole un grande esperto per capire che per adesso non rimandano ad alcuna strategia organizzativa. Testimonianza recente di tale assenza pianificatoria è data dal rifacimento di Via Tiburtina, i cui lavori non hanno previsto una pista ciclabile, nonostante la normativa che ne preveda esplicitamente una quando si progettano nuove strade o si provvede al rifacimento della stessa. Per quel che attiene strettamente la mobilità ciclistica (ci atteniamo a quella) a Pescara è ancora tutto da fare. Se solo pensiamo che la città è attraversata da circa 280 km  di strade zeppe di auto (per lo più ferme!), i tratti ciclabili forse non arrivano al 5%, quando invece di ciclisti urbani ce ne sono molti, e in percettibile costante aumento, nonostante ancora molti rinuncino alla bicicletta per paura del traffico. Un suggerimento quindi: evitare di parlare di rete o di reti, ancora meno in procinto di essere completate e cominciamo invece a fare percorsi ciclabili vicini ai ciclisti perchè possano essere subito e facilmente utilizzate, insieme ad interventi per garantire la moderazione del traffico e cominciare anche ad utilizzare nuovi espedienti come il “controsenso ciclabile” (ossia la possibilità del doppio senso per le bici nelle strade a senso unico per i veicoli a motore, in determinate circostanze come ribadite di recente dal Ministero dei Trasporti).

Sollecitiamo quindi le Amministrazioni locali ad avere maggiore coraggio e a dare inizio ad una chiara svolta organizzativa della mobilità urbana. Se valgono i principi a cui i Paesi europei, compreso il nostro,  guardano per gli scenari della mobilità sostenibile del 2020 e oltre,  riteniamo intanto prioritario lavorare per costruire un piano strategico della mobilità ciclistica e istituire quanto prima un relativo tavolo di lavoro a cui saremo ben disponibili a dare il nostro contributo.

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