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Bici, decoro della città e altre stranezze

Ho letto una nota di Carlo Masci postata sulla sua pagina  FB lunedì scorso a proposito di biciclette incatenate agli alberi lungo la riviera invece che nelle rastrelliere e di conseguenti condizioni di degrado della città. E poi Masci si chiede queste ultime, le rastrelliere, chi dovrebbe fornirle, se coloro che hanno attività economiche che attraggono persone o la comunità pescarese. Mi permetto di riflettere in poche battute su entrambe le questioni, soprattutto sulla scorta di 4.000 km percorsi ogni anno in bicicletta lungo le strade cittadine (e di molti parcheggi ai pali, agli alberi e anche alle rastrelliere). Una foto di biciclette attaccate ai pali lungo la riviera e di rastrelliere vuote e poi di degrado della città induce ad alcune immediate considerazioni:

  • • quante macchine in meno hanno determinato l’uso di quelle biciclette?
  • • quanto spazio hanno liberato dalle auto?
  • • quanto inquinamento in meno hanno consentito?
  • • quanta salute in più per chi le ha usate?
  • • quanta socialità in più hanno innescato?
  • • quanta spese in meno di manutenzione stradale garantiranno?

Mettiamo sulla bilancia le biciclette attaccate ai pali e qualche rastrelliera vuota da un lato e l’elenco di cui sopra dall’altro e vediamo poi i piatti da che parte pendono.

Aggiungo: quanto le amministrazioni locali, compreso la nostra, sostengono l’uso di mezzi di trasporto alternativi all’automobile in termini strutturali di viabilità, di servizi, di presidi sul territorio, di promozione? Ecco allora che dalla riviera bisogna spostarsi su tutto il resto della città e, mantenendo gli stessi occhiali della lettura del degrado e cambiando punto di vista, ci si accorge che le scenario delle biciclette disordinatamente parcheggiate sono un problema marginale, inesistente. Perché ad esse si contrappone l’inesistenza di dotazioni strumentali disponibili per questo mezzo di trasporto: attualmente la città di Pescara offre ai suoi cittadini meno di 20 cm a testa di piste ciclabili (senza entrare in dettaglio sulla qualità delle stesse), e per quanto ne so nessuna pianificazione a riguardo, nessuna spesa in bilancio per ragionare sulle prospettive future. Mentre so, vedo, che la città di Pescara offre alle automobili parcheggiate in ogni dove, cioè ferme, uno spazio corrispondente a ben 80 campi di calcio, 80 stadi Adriatico!, che credo non facciano un bel “decoro” né roba di cui vantarsi.

Per quanto riguarda la riflessione su chi debba fornire i parcheggi per le biciclette, ho l’impressione di non riuscire a capire: ma i parcheggi per le automobili, mezzo di trasporto come la bicicletta, chi li paga? Dobbiamo ragionarci sopra?

Giancarlo Odoardi

Ecco la nota di Carlo Masci – Ieri (lunedì 9 luglio, ndr) ho visto, come sempre, biciclette incatenate agli alberi dentro le aiuole appena sistemate sulla Riviera. A dieci metri c’erano rastrelliere vuote. Mi sono chiesto: ma nelle nostre abitazioni le biciclette le incateniamo alle piante del salotto, del giardino, del balcone? Poi ci lamentiamo delle condizioni di degrado delle nostre città. Mi pongo un’altra domanda. Ma le rastrelliere chi dovrebbe fornirle: il Comune, quindi la comunita’ pescarese, o coloro che hanno attività economiche che attraggono persone? O ambedue? Io ho la mia idea, ma vorrei ascoltare anche quella vostra.

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